Lo spaventapasseri


 

Quell'anno, la stagione era stata clemente, le viti erano cariche d'uva, gli alberi da frutto mostravano orgogliosi pesche, susine, fichi e mele, e l'orto era una meraviglia di colori.

Grappoli di pomodori rosseggiavano qua e là, melanzane, zucchine, peperoni e insalate facevano bella mostra di se tra fiori e piante aromatiche ....

Con i miei nipotini, avevamo escogitato un ingegnoso sistema di barattoli tintinnanti appesi ai pali che sostenevano i filari di viti, qua e là, lunghi fogli di plastica multicolore sbattevano rumorosi a seguire il ritmo del vento ....

Nel bel mezzo dell'orto c'era uno straordinario spaventapasseri, vestito con una vecchia giacca a quadri del nonno e in testa un buffo cappellino di paglia, acquistato tempo addietro in una gita a Venezia, che, come un vecchio stregone, dirigeva quella strana orchestra di suoni dall'alto di una canna di bambù.

A poco servivano tutti quei nostri stratagemmi, stormi di uccelli si catapultavano là sulla vigna; i fagiani, impassibili continuavano a beccare i pomodori appena questi iniziavano a prendere colore e le lepri aspettavano che Tullio lasciasse l'orto per far razzia di piantine giovani e tenere ....

Pareva come se ormai conoscessero a menadito gli orari del padrone del fondo, fino a che lui stava là, si tenevano alla larga, ma, appena sentivano la sua auto allontanarsi, eccole, furtive e guardinghe, piano piano si avvicinavano, poi, accertatesi che non c'era pericolo avanzavano sicure.

Quella golosità testarda e persistente inculcava quasi rispetto, infatti, tutt'intorno c'era e c'è tuttora tantissimo verde, però quel posto aveva un non so che di magico che le attirava!

Rinforzammo lo spaventapasseri; forse non incute abbastanza paura disse Alberto, quindi lo imbottimmo ancor di più di vecchi stracci ... la giacca poi gli stava troppo stretta .... Martina disse che forse non dirigeva a dovere l'orchestra, quindi lo fornimmo di una bacchetta ... Federico trovò nel cesto delle cianfrusaglie un paio di occhialoni da sole mancante di una lente ... ecco disse, ora non potrà dire che il sole gli dà fastidio ... insomma, alla fine ne uscì un capolavoro!!

Lo lasciammo là, sperando che si mettesse d'impegno ....

Quella sera, un violento temporale si abbatté sulla zona, tuoni, fulmini e un gran vento.L'indomani mattina, trovammo lo spaventapasseri accasciato a terra, sbrindellato e semidistrutto. Chissà quanto avrà diretto quell'orchestra impazzita!

Le strisce multicolori erano impigliate qua e la tra i rami degli alberi e i barattoli si erano attorcigliati lungo i filari ... un macello ... mentre la lepre, tranquilla sgranocchiava la sua zucchina quotidiana.

 

 

 

 

 

                                                                                 

La raccolta

 

 

 

 
 
               Alle volte ritornano ... come quest'aria serena quasi primaverile, che un vento pazzerello intrufola nella mente assorta in pensieri invernali risvegliandola ...
Avevo si e no 5 anni e già mi piaceva girare per i prati con il mio cestino, credo che quel giorno non ebbi fortuna, perchè ad un certo punto, la mia attenzione si riversò sulla fila di alberi di limoni  in vaso tutti ben allineati in un sottoportico del palazzo.
Erano messi lì a svernare; qui da noi, il clima invernale è proibitivo per quelle piante. Stavo là, impalata e sola, non so dove fossero i miei fratelli in quel momento, magari qualcuno fosse stato nelle vicinanze!  Almeno mi avrebbe bloccata nel mio intento ... invece ... tutti quei frutti, parecchi al punto giusto della maturazione, quindi gialli e grossi, altri ancora piccoli verdi e striminziti, mi attrassero e, procuratomi un cesto più grande, piano piano iniziai la raccolta ...
Il cesto era quasi colmo, tanto che non riuscivo più a sollevarlo, lo trascinavo,  quando arrivò il proprietario dei limoni!!!!
               Mi è bastato vedere il suo viso, pallido e impietrito! Lasciai perdere il cesto e via a gambe levate! Mentre la mente lavorava freneticamente, pensando a trovare il posto più sicuro dove nascondermi. Lo trovai sul fienile, nell'angolino più lontano possibile, stetti là per non so quanto tempo, il cuore mi batteva all'impazzata, pareva dovesse scoppiare, ma ero al sicuro, il silenzio era totale, sentivo solo il frusciare del fieno ad ogni mio movimento. Piano piano, credo di essermi addormentata, poiché, quando sentii la voce di mamma che mi cercava, era ormai buio. Timidamente uscii dal mio nascondiglio, ma ero consapevole di averla fatta grossa, dunque mi aspettavo la “ricompensa”. Stavano tutti là, nella vecchia cucina, pure “lui”, il proprietario dei limoni, teneva le mani dietro la schiena... ero tentata di scappare nuovamente, ma mi feci coraggio ... pronta ad ogni conseguenza. Il signor Carlo invece mi si avvicinò, mi mise in mano un sacchettino (dall'involucro intuii subito cosa conteneva, ma questo ve lo dirò in un altro ricordo), e disse: ormai quei frutti non si possono più riattaccare, non rifarlo mai più, fortuna che almeno i fiori li hai lasciati!
Mamma mi si avvicinò, mi tolse delle pagliuzze di fieno che si erano impigliate tra i capelli e annusandomi disse: profumi di sole e di trifoglio! 

 

 

 

Il baule

 

E' un vecchio baule, l'ho “ereditato” da mia suocera, ricordo che mi era piaciuto fin dal primo giorno che lo vidi, niente di particolare, rassomiglia un po' al classico scrigno del tesoro ... solo che di tesori neanche l'ombra, ma è pieno zeppo di ricordi.

Si, d'accordo, ma comperare qualcosa di più recente e sopratutto robusto, mi dicono i miei figli, infatti ormai è un po' sgangherato e bisogna maneggiarlo con delicatezza altrimenti va a finire che si sfascia del tutto ... Non sento ragioni e intanto trucioli di legno passeggiano per la stanza ogni volta che lo apro. Oggi sono in una di quelle giornate in cui la nostalgia si fa' più incombente, ho voglia di fare un salto nel passato. Di passeggiare per quelle strade che mi hanno vista giovane donna sposata e con due figli da "tirare su", un lavoro come infermiera in ospedale con conseguenti turni anche notturni... e un marito che si subissava infinite ore di straordinari e di conseguenza, con poco tempo da dedicare alla famiglia. Tra le svariate cose che contiene il baule, trovo un quaderno a righe, vi ricordate quelli con le regioni d'Italia? Ha ancora la sua bella fodera blu, l'adesivo sulla copertina e il nome Massimo scritto con caratteri incerti, infantili. Rido, aprendo la pagina sul più famoso dei suoi temi.

Quello che ha fatto il giro della scuola, ma non come esempio da seguire grammaticalmente. Eppure aveva messo enfasi e coinvolgimento nel comporlo, forse anche troppo!
Il tema era improntato sulla famiglia. Un classico per gli alunni della seconda elementare.
Tralasciando la prima parte molto concisa dove parlava di mamma e papà nell'unico modo che conosceva: descrivendoci fisicamente e raccontando quello che facevamo. Passava impunemente al racconto classico della famiglia felice a pranzo ... quando i miei turni lo permettevano ... e felice a cena. Insomma una compilation di aggettivi entusiasti per la nostra famiglia. E' qui che mi sbellico ancora adesso dalle risate. Per finire il tema in bellezza e dare un'aria pomposa alla storia scrisse:
"Nella mia famiglia regna la pace", non contento della maestosità aggiunse "Eterna".

Sfoglio altre pagine, e rileggo l'altro temino, dove descrive una giornata tipo in casa nostra.

Questa volta la sua attenzione va tutta ai nonni che abitavano nell'appartamento accanto al nostro, le loro giornate erano imperniate esclusivamente sul lavoro nei campi, nella cura dei loro animali e a litigare ... iniziavano la mattina all'alba e finivano al calar del sole, pareva non sapessero discorrere tranquillamente, solo litigare ... la sera però forse per la stanchezza o forse per inerzia, la pace “eterna” calava anche da loro .... E qui si dilunga in uno dei loro argomenti preferiti: al nonno piaceva fare la pennichella dopo il pranzo, solo che se non ci fosse stata la nonna a strattonarlo, lui avrebbe continuato a dormire fino a sera, così apriti cielo, ogni pomeriggio la stessa storia, con lui che non si voleva alzare e lei che tirava giù tutti i santi dal cielo ... ....
Ricordo che fui convocata a scuola per avere notizie sullo stato di salute dei componenti la famiglia dello scolaro. Chissà che idea si erano fatti su di noi ..
Mi chiesero se l'altro figlio stava bene, se mio marito aveva problemi di salute. Insomma. mi fecero leggere i temi e non mi trattenni dal ridere a quelle frasi. Per qualche tempo, Massimo fu al centro dell'attenzione nella sua scuola, lessi i temi anche ai nonni, casomai fossero serviti a tenerli calmi un po', infatti per qualche tempo mi parve litigassero meno, ma la tregua durò ben poco, secondo loro, non era vero che litigavano, solo ne parlavano ad alta voce .....
Chiudo il quaderno e chiudo piano il baule. Sorrido ancora. Stranamente non mi sono intristita. Forse è uno di quei giorni in cui i ricordi non fanno male.

 

 

 

 

 

 

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